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ITALIANO
TAPPE DETTAGLIATE
CASTELMONTE - MASAROLIS
Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è
disponibile in un unico file alla pagina
Pernottamenti e file utili.
Per scendere da
Castelmonte si prende la strada per Cividale del Friuli. Per il
tratto iniziale è preferibile non incamminarsi sulla strada
principale (che scende dal piazzale a sinistra), ma prendere quella
che esce in fondo al parcheggio, aggirando a destra la montagnola
con la croce. Poche centinaia di metri e le due vie si congiungono
(1).
Si prosegue
camminando sul lato sinistro fino a superare i primi tornanti (i due
sinistrorsi sono “tagliabili” uscendo a sinistra
(2)); appena dopo l’ultimo
(3) si gira a destra per una larga
strada bianca che scende fino a Purgessimo. Ci sono vari incroci (da
(4) a (8)),
ma nessun pericolo di sbagliare strada, tanto è evidente quella
principale.
Arrivati a Purgessimo (9),
si continua con la direzione che si ha, si passa davanti alla chiesa
e si raggiunge la strada asfaltata (10).
La si attraversa e si prosegue sulla strada bianca di fronte, che
dopo poco piega a sinistra e procede parallela alla sponda (alta)
del fiume Natisone.
Dopo 700 metri (11) la
strada diventa carrareccia (non scendere a destra!); verso la fine
questa piega vistosamente a sinistra, e subito incrocia un’altra
strada bianca con alberi (12): si va
a destra, con la strada che dopo un po’ scende per superare il
ponticello sul torrente Lesa.
Dopo essere passati davanti all’ospedale, si prosegue
tenendosi a destra e imboccando contromano un paio di vie
(13), percorrendo poi via Zorutti
fino alla via principale (via Borgo di Ponte)
(14).
Si va a destra, si attraversa il Ponte del Diavolo
sul Natisone e in breve si è davanti al duomo
(15).
Cividale del Friuli vale una sosta (ma le cose da
vedere sono talmente tante che non è pensabile qui di fare un elenco
anche scarno). Inoltre, vista la carenza di negozi nei prossimi
giorni, conviene anche fare un po’ di spesa.
Dal centro di Cividale si esce per via Mazzini e la
successiva via Carlo Alberto; arrivati sulla regionale 54
(16) la si attraversa, e si percorre
interamente la via San Domenico (alla biforcazione
(17) tenere la sinistra).
Si arriva in breve alla regionale 356, in un punto in
cui questa fa gomito a sinistra (18);
lì si prende a destra la via Moro. In cima ad una breve salita
(19) si prende a sinistra per via del
Castello, e quando questa, presso un ristorante, va a sinistra
(20), si prosegue diritti per Strada
di Cretta.
L’asfalto dura ancora 600 metri, e finisce contro il
cancello di una casa; subito prima (21)
si va a destra e si entra nel bosco. Dopo 300 metri c’è un bivio
(22): scegliere la sinistra, in
discesa, che in poche decine di metri ci porta su una strada
militare che sale da sinistra (23).
La si prende (verso destra), e non la si lascia per
oltre 6 chilometri (ma se si considera il successivo tratto
asfaltato, sono quasi 11!), lasciando perdere tutte le laterali,
siano esse sentieri o sterrate. Tra di esse ce ne sono quattro che
paiono di pari grado, ai cui incroci è bene fare attenzione, e sono
quelle che portano rispettivamente a: Sanguarzo (da destra), dopo
1,5 km (24); Vernasso (da destra, con
tanto di tabella) dopo altri 1,3 km (25);
Torreano (da sinistra, 0,9) (26);
Costa (da sinistra, 0,7) (27).
La strada militare è molto pietrosa: attenti alle
caviglie.
Altri 2 chilometri e ci si trova ad un incrocio in
cresta (28), dove comincia l’asfalto.
Al di là della sella (a destra) la strada si biforca; da una parte
(sinistra) porta giù a Spignon e poi a fondo valle; dall’altra (a
destra) porta in quattrocento metri alla località Puller, dove fino
a poco tempo fa c’era una trattoria. Proprio dalla sella, poi, parte
un sentiero che in soli cinque minuti (vale assolutamente la
deviazione) porta alla chiesetta di Santo Spirito
(z).
Per proseguire, comunque, si resta al di qua della
sella (seguire la tabella che indica Tàmoris). Dopo settecento metri
si incontra, a destra (29), il bivio
per Cedermas, dove inizia la variante del monte Kraguojnca; poi,
dopo ulteriori 3,7 km, si arriva sulla strada principale, in
corrispondenza di un tornante (30).
Si va a sinistra, in discesa, prendendo poi una stradina asfaltata a
destra (32) quando si è in prossimità
delle case, e in meno di un chilometro si scende a Masarolis. Si può
risparmiare ancora qualcosa se si prende un sentiero un centinaio di
metri prima (31), se è falciato.
- Collegamento alla scheda:
Variante del monte Kraguojnca
Per chi, poi, decidesse inopportunamente di non passare per
Cividale (oppure per i pellegrini locali che Cividale la conoscono già), da
Castelmonte si può raggiungere Masarolis per una strada più diretta:
- Collegamento alla
pagina della:
04BIS - Variante per Pikon – Biacis – Antro
Lunghezza: 25,4 km
Dislivello della tappa: salite per circa 650 m; discese
per circa 635 m.
Variante del monte
Kraguojnca
Questa variante è consigliata solo se è passato la notte a
Cividale, o comunque in una località successiva a Castelmonte, oppure se si
ha una buona gamba, perché permette di raggiungere la bocchetta di Masarolis
senza scendere – ma anche senza pernottare – al paese di Masarolis.
E’ bene sapere, infatti, che arrivare al successivo posto di
pernottamento (un agriturismo a Piano di Fraccadice) comporta un
allungamento della tappa di oltre cinque chilometri. Però in totale se ne
risparmia più di tre.
E’ ottima anche per coloro che da Castelmonte non sono scesi a Cividale ma
hanno scelto la variante più diretta per Biacis – Antro.
All’incrocio per Cedermas (29)
si lascia la strada per una sterrata a destra, marcata con il numero 752. Al
primo bivio (a), dopo 300 metri, tenersi a
sinistra, e fare altrettanto successivamente, ad un incrocio più erboso
(b).
Pian piano la strada sale sul monte Kraguojnca (949 m) (la
traccia sui prati si vede da lontano); la salita è agevole, il percorso
molto evidente e ben marcato (i segni 752 accompagnano fino al rientro sul
tracciato principale). Arrivati in cima (quasi), la vista è stupenda; questa
“cima” dura un bel po’, e ricorda tanto i prati sui Montes de Oca, dopo San
Juan de Ortega.
Quando si è quasi alla fine del prato
(c), una deviazione a destra permette di raggiungere la “cima”;
proseguendo diritti a sinistra, invece, il sentiero, ben segnalato, si
infila nel bosco (d) in discesa, per uscirne
qualche decina di metri più in basso. Lungo uno stretto ma ben battuto
sentiero tra l’erba si raggiunge la bocchetta di Calla (846 m)
(e) e quindi si risale brevemente fino ad
incontrare la strada che sale da Tàmoris, al secondo dei tornanti
sinistrorsi (6). Per il seguito si veda la
descrizione della quinta tappa.
Praticamente nulla cambia relativamente all’altimetria
rispetto al percorso principale.
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