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MASAROLIS - MONTEMAGGIORE
Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è
disponibile in un unico file alla pagina
Pernottamenti e file utili.
Si lascia Masarolis risalendo per la stradina per la quale si era
arrivati il giorno prima. Ripresa la strada (32 o 31),
quando si è in vista del cimitero si taglia a sinistra
(1) verso di esso per una larga (ma all’inizio ripida) scorciatoia che
porta proprio in tale luogo; passato il cimitero, nell’angolo del piazzale,
sulla sinistra (2), continua la facile
scorciatoia per Tàmoris che sbuca sul successivo tornante
(3) e ne esce subito di nuovo per terminare a
pochi passi dalla frazione (4).
All’entrata del paese c’è una graziosa cappella con la Vergine.
Si continua lungo la strada per poche decine di metri, fino ad un
incrocio (5). Si gira a destra e si sale per una
strada che per oltre un chilometro ha fondo in asfalto e cemento, e poi, dopo
una casermetta militare in disarmo, diventa strada bianca.
C’è un primo incrocio a destra (monte Uoršič)
(7): restare sul tracciato principale; meno di
trecento metri e si è alla bocchetta di Masarolis (8).
Dal bivio sopra Tàmoris, in tutto, sono 2,1 km.
Si prosegue praticamente diritti verso nord, uscendo all’esterno
del tornantino e lasciando a sinistra il monte Joanaz. Questa strada è quasi
tutta in discesa; c’è un'unica laterale (da non prendere: porta sul monte), a
sinistra, dopo quasi due chilometri (9), ma non
si può sbagliare. Arrivati sulla strada asfaltata (10)
si gira a sinistra, e si prosegue finché questa non ne incrocia un’altra
(12). In corrispondenza dell’incrocio c’è un
utilissimo agriturismo.
E nel recinto lì vicino ci sono parecchi cervi. Questo tratto
(come il successivo), benché asfaltato, è piuttosto piacevole, come tutto il
Piano di Fraccadice (o di Fraccadizze) nel quale ci troviamo.
Circa a metà della discesa (11)
una sterrata a destra (collegamento alla scheda:
Variante del bosco)
consentirebbe di tagliare fuori questo tratto di asfalto, sbucando proprio al
Valico di Robedischis; attualmente, tuttavia, la scivolosità del terreno e la
facilità di sbagliare strada fanno preferire la via principale. Inoltre si
taglierebbe fuori l’agriturismo.
Arrivati al punto (12) si gira a
destra e si continua quasi fino all’ex-valico di Robedischis
(14). Pochi metri prima del punto in cui fino al
22 dicembre 2007 c’era la sbarra si prende, a sinistra, una strada bianca
forestale; questa strada porterà prima a scendere fino ai 416 metri del ponte
sul torrente Lerada (Ponte della Capra), quindi a risalire fino all’abitato di
Prossenicco, paese carino che vale una fugace sortita; nella seconda parte torna
a coincidere con il sentiero 744.
Se si vuole proseguire direttamente, si percorre la forestale
fino in fondo (16); se ci si vuole fermare in
paese si svolta un po’ prima, all’altezza della chiesa, per una ripida
scorciatoia a sinistra (15).
Da Prossenicco si esce prendendo la strada per Platischis (a
destra per chi viene dal sentiero 744); ci sono anche i segni bianchi e rossi.
Dopo 500 metri c’è un bivio (17): tenersi a
destra, verso il basso. Altri 200 metri e si arriva al cimitero, dopo il quale
il sentiero entra nel bosco a sinistra (18): è
una scorciatoia (marcata) che permette di guadagnare circa 700 metri; il
sentiero non è certo bello, ma è percorribile senza particolari problemi.
Tornati sull’asfalto (19), si
prosegue in discesa finché si arriva al Valico di Ponte Vittorio (di là del
ponte, e quindi del Natisone, c’è la Slovenia). Siamo scesi fino a circa 395
metri.
Non più di trenta metri dopo (20)
si lascia la strada e si entra a destra per una sterrata che corre parallela al
fiume. Alla fine del tratto il fiume (un ramo di esso) bisogna guadarlo: in
genere l’acqua è poca, e si riesce a passare senza bagnarsi (è praticabile anche
dalle autovetture), o tutt’al più può bastare togliere scarponi e calzetti;
tuttavia un amico pellegrino che lo ha provato durante un periodo di piogge
abbondanti mi ha riferito di averlo trovato tanto pieno da risultare
impraticabile; in tal caso si torna indietro (o non si va nemmeno fin là) e si
prende la strada asfaltata per Platischis, da dove si può raggiungere, sempre su
asfalto, prima Campo di Bonis e poi Montemaggiore (o anche direttamente Cornappo
o Monteaperta).
Subito dopo il guado la strada piega a destra
(21) e comincia a salire; lasciate perdere il
sentiero 744 e seguite la strada: si farà qualche centinaio di metri in più, ma
ci si guadagna abbondantemente in praticabilità. Dopo 3,2 chilometri dal guado
si arriva ad alcune case (località Čertenja). Lì la strada bella finisce
(22).
L’approccio del sentiero 744 si vede benissimo, segnalato da una
larga freccia in legno. Il sentiero è largo e facilissimo da seguire, ma ripido
e tutt’altro che comodo (almeno quando ci sono passato). In fondo, il Rio Bianco
(23) deve essere guadato (ma non dovrebbero
esserci problemi), mentre sul torrente successivo c’è addirittura un ponte.
Attenzione, però: dai 705 metri da dove si parte, prima di
arrivare ai 795 metri di Montemaggiore, si scende di nuovo fino a quota 541, e
sia la discesa che la risalita sono piuttosto ripide.
Il sentiero 744 esce proprio nel centro del paese di
Montemaggiore, quasi di fronte al ristorante - albergo
(24).
Se non si vuole fare questo “scendi e sali”, esiste la
Variante dell’alto Rio Bianco (collegamento alla scheda sottostante), con
dislivelli decisamente più contenuti, ma più lunga di oltre 3 km!
Lunghezza: 22,7 km
Dislivello della tappa: salite per 1.020 m; discese per circa 890 m.
Se si è pernottato a Piano di Fraccadizze:
Lunghezza: 14,7 km
Dislivello della tappa:
salite per circa 720 m; discese per circa 565 m.
Variante del bosco
Scendendo verso Fraccadizze si incontra sulla destra una
sterrata (11); la si percorre per qualche
centinaio di metri, quindi si gira a sinistra per una stradella erbosa
(a) in leggera salita. La carrareccia termina
nel bosco quando intercetta il sentiero marcato 744
(b): si prende il remo di sinistra e si inizia a scendere.
Attenzione: il tracciato è molto scivoloso.
Ad un certo punto, in un tratto diritto, il sentiero marcato
piega a destra (c), ma bisogna fare
attenzione perché il segno non è proprio in vista; pertanto occhio a tutti i
varchi praticabili.
Si sbuca appena pochi metri prima dell’ex Valico di
Robedischis. Se si sbaglia al punto (c),
comunque, si dovrebbe arrivare ugualmente alla strada, solo qualche
centinaio di metri più indietro.
Variante dell’alto Rio Bianco
Da Čertenja (22) si può prendere
anche un’altra via: subito a destra rispetto al sentiero 744 la strada
prosegue, seppure in condizioni di abbandono. Ci sono piante, detriti,
tronchi di traverso (anche messi di proposito!), ma è abbastanza larga da
consentire un passaggio agevole; inoltre la pendenza è lieve. Essa risale
tutta la valle restando quasi in cresta a una piccola dorsale.
Alla fine della strada (x) si va
a sinistra, inizialmente in discesa, e ci si trova ad attraversare un
ghiaione laterale della valle del Rio Bianco. Questo è il punto peggiore.
Non per la sconnessione della strada, peraltro non notevole, che per chi va
a piedi è quasi insignificante, e nemmeno per i numerosi torrentelli da
guadare (basta piazzare un paio di sassi), ma per la natura franosa della
montagna.
Per un tratto di un chilometro circa la strada è cosparsa di
sassi di varia dimensione, in parte caduti dal sovrastante costone, quando
non si tratta di piccole ma vere e proprie frane. Tutto percorribile senza
problemi, ma con questa spada di Damocle letteralmente sulla testa. Però di
situazioni di questo tipo se ne incontrerà anche nelle tappe successive, e
anche sulle strade asfaltate.
Nessun problema, invece, nel successivo tratto fino a
Montemaggiore, costituito da una larga strada forestale; quando, alla fine
della strada, si sbuca sull’asfalto (1), si
scende a sinistra, si passa davanti alla chiesa e in breve si arriva al
ristorante - albergo (24).
Particolare non indifferente, che va a bilanciare il saliscendi e la
sconnessione del 744, bisogna percorrere almeno tre chilometri in più. Altro
punto a sfavore, almeno per ora, la vegetazione non viene tagliata con
regolarità.
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