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Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è disponibile in un unico file alla pagina Pernottamenti e file utili.

 

Si lascia Masarolis risalendo per la stradina per la quale si era arrivati il giorno prima. Ripresa la strada (32 o 31), quando si è in vista del cimitero si taglia a sinistra (1) verso di esso per una larga (ma all’inizio ripida) scorciatoia che porta proprio in tale luogo; passato il cimitero, nell’angolo del piazzale, sulla sinistra (2), continua la facile scorciatoia per Tàmoris che sbuca sul successivo tornante (3) e ne esce subito di nuovo per terminare a pochi passi dalla frazione (4).

All’entrata del paese c’è una graziosa cappella con la Vergine.

 

Cartina generale di tappa T05

  014 Masarolis - Kraguojnca

  015 Joanaz - Prossenicco

  016 Ponte Vittorio - Certenja

  017 Montemaggiore - Cornappo

Si continua lungo la strada per poche decine di metri, fino ad un incrocio (5). Si gira a destra e si sale per una strada che per oltre un chilometro ha fondo in asfalto e cemento, e poi, dopo una casermetta militare in disarmo, diventa strada bianca.

C’è un primo incrocio a destra (monte Uoršič) (7): restare sul tracciato principale; meno di trecento metri e si è alla bocchetta di Masarolis (8). Dal bivio sopra Tàmoris, in tutto, sono 2,1 km.

 

Si prosegue praticamente diritti verso nord, uscendo all’esterno del tornantino e lasciando a sinistra il monte Joanaz. Questa strada è quasi tutta in discesa; c’è un'unica laterale (da non prendere: porta sul monte), a sinistra, dopo quasi due chilometri (9), ma non si può sbagliare. Arrivati sulla strada asfaltata (10) si gira a sinistra, e si prosegue finché questa non ne incrocia un’altra (12). In corrispondenza dell’incrocio c’è un utilissimo agriturismo.

E nel recinto lì vicino ci sono parecchi cervi. Questo tratto (come il successivo), benché asfaltato, è piuttosto piacevole, come tutto il Piano di Fraccadice (o di Fraccadizze) nel quale ci troviamo.

 

Circa a metà della discesa (11) una sterrata a destra (collegamento alla scheda: Variante del bosco) consentirebbe di tagliare fuori questo tratto di asfalto, sbucando proprio al Valico di Robedischis; attualmente, tuttavia, la scivolosità del terreno e la facilità di sbagliare strada fanno preferire la via principale. Inoltre si taglierebbe fuori l’agriturismo.

 

Arrivati al punto (12) si gira a destra e si continua quasi fino all’ex-valico di Robedischis (14). Pochi metri prima del punto in cui fino al 22 dicembre 2007 c’era la sbarra si prende, a sinistra, una strada bianca forestale; questa strada porterà prima a scendere fino ai 416 metri del ponte sul torrente Lerada (Ponte della Capra), quindi a risalire fino all’abitato di Prossenicco, paese carino che vale una fugace sortita; nella seconda parte torna a coincidere con il sentiero 744.

Se si vuole proseguire direttamente, si percorre la forestale fino in fondo (16); se ci si vuole fermare in paese si svolta un po’ prima, all’altezza della chiesa, per una ripida scorciatoia a sinistra (15).

 

Da Prossenicco si esce prendendo la strada per Platischis (a destra per chi viene dal sentiero 744); ci sono anche i segni bianchi e rossi. Dopo 500 metri c’è un bivio (17): tenersi a destra, verso il basso. Altri 200 metri e si arriva al cimitero, dopo il quale il sentiero entra nel bosco a sinistra (18): è una scorciatoia (marcata) che permette di guadagnare circa 700 metri; il sentiero non è certo bello, ma è percorribile senza particolari problemi.

 

Tornati sull’asfalto (19), si prosegue in discesa finché si arriva al Valico di Ponte Vittorio (di là del ponte, e quindi del Natisone, c’è la Slovenia). Siamo scesi fino a circa 395 metri.

Non più di trenta metri dopo (20) si lascia la strada e si entra a destra per una sterrata che corre parallela al fiume. Alla fine del tratto il fiume (un ramo di esso) bisogna guadarlo: in genere l’acqua è poca, e si riesce a passare senza bagnarsi (è praticabile anche dalle autovetture), o tutt’al più può bastare togliere scarponi e calzetti; tuttavia un amico pellegrino che lo ha provato durante un periodo di piogge abbondanti mi ha riferito di averlo trovato tanto pieno da risultare impraticabile; in tal caso si torna indietro (o non si va nemmeno fin là) e si prende la strada asfaltata per Platischis, da dove si può raggiungere, sempre su asfalto, prima Campo di Bonis e poi Montemaggiore (o anche direttamente Cornappo o Monteaperta).

 

Subito dopo il guado la strada piega a destra (21) e comincia a salire; lasciate perdere il sentiero 744 e seguite la strada: si farà qualche centinaio di metri in più, ma ci si guadagna abbondantemente in praticabilità. Dopo 3,2 chilometri dal guado si arriva ad alcune case (località Čertenja). Lì la strada bella finisce (22).

L’approccio del sentiero 744 si vede benissimo, segnalato da una larga freccia in legno. Il sentiero è largo e facilissimo da seguire, ma ripido e tutt’altro che comodo (almeno quando ci sono passato). In fondo, il Rio Bianco (23) deve essere guadato (ma non dovrebbero esserci problemi), mentre sul torrente successivo c’è addirittura un ponte.

 

Attenzione, però: dai 705 metri da dove si parte, prima di arrivare ai 795 metri di Montemaggiore, si scende di nuovo fino a quota 541, e sia la discesa che la risalita sono piuttosto ripide.

 

Il sentiero 744 esce proprio nel centro del paese di Montemaggiore, quasi di fronte al ristorante - albergo (24).

 

Se non si vuole fare questo “scendi e sali”, esiste la Variante dell’alto Rio Bianco (collegamento alla scheda sottostante), con dislivelli decisamente più contenuti, ma più lunga di oltre 3 km!

 

 

Lunghezza: 22,7 km

Dislivello della tappa: salite per 1.020 m; discese per circa 890 m.

 

Se si è pernottato a Piano di Fraccadizze:

Lunghezza: 14,7 km

Dislivello della tappa: salite per circa 720 m; discese per circa 565 m.

 

 

Variante del bosco

Scendendo verso Fraccadizze si incontra sulla destra una sterrata (11); la si percorre per qualche centinaio di metri, quindi si gira a sinistra per una stradella erbosa (a) in leggera salita. La carrareccia termina nel bosco quando intercetta il sentiero marcato 744 (b): si prende il remo di sinistra e si inizia a scendere. Attenzione: il tracciato è molto scivoloso.

 

Ad un certo punto, in un tratto diritto, il sentiero marcato piega a destra (c), ma bisogna fare attenzione perché il segno non è proprio in vista; pertanto occhio a tutti i varchi praticabili.

 

Si sbuca appena pochi metri prima dell’ex Valico di Robedischis. Se si sbaglia al punto (c), comunque, si dovrebbe arrivare ugualmente alla strada, solo qualche centinaio di metri più indietro.

 

 

Variante dell’alto Rio Bianco

Da Čertenja (22) si può prendere anche un’altra via: subito a destra rispetto al sentiero 744 la strada prosegue, seppure in condizioni di abbandono. Ci sono piante, detriti, tronchi di traverso (anche messi di proposito!), ma è abbastanza larga da consentire un passaggio agevole; inoltre la pendenza è lieve. Essa risale tutta la valle restando quasi in cresta a una piccola dorsale.

Alla fine della strada (x) si va a sinistra, inizialmente in discesa, e ci si trova ad attraversare un ghiaione laterale della valle del Rio Bianco. Questo è il punto peggiore. Non per la sconnessione della strada, peraltro non notevole, che per chi va a piedi è quasi insignificante, e nemmeno per i numerosi torrentelli da guadare (basta piazzare un paio di sassi), ma per la natura franosa della montagna.

 

Per un tratto di un chilometro circa la strada è cosparsa di sassi di varia dimensione, in parte caduti dal sovrastante costone, quando non si tratta di piccole ma vere e proprie frane. Tutto percorribile senza problemi, ma con questa spada di Damocle letteralmente sulla testa. Però di situazioni di questo tipo se ne incontrerà anche nelle tappe successive, e anche sulle strade asfaltate.
 

Nessun problema, invece, nel successivo tratto fino a Montemaggiore, costituito da una larga strada forestale; quando, alla fine della strada, si sbuca sull’asfalto (1), si scende a sinistra, si passa davanti alla chiesa e in breve si arriva al ristorante - albergo (24).
Particolare non indifferente, che va a bilanciare il saliscendi e la sconnessione del 744, bisogna percorrere almeno tre chilometri in più. Altro punto a sfavore, almeno per ora, la vegetazione non viene tagliata con regolarità.

   

 

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Ultimo aggiornamento: lunedì 31 ottobre 2011 14.30.45