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DETTAGLIATE
RIFUGIO ANA - PRATO DI RESIA
Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è
disponibile in un unico file alla pagina
Pernottamenti e file utili.
Per scendere si usa un nuovo sentiero, marcato 711/a, non ancora
riportato su tutte le mappe, che dal rifugio scende direttamente fino ad
incrociare il 711 primario quando ormai si è a due terzi della discesa. Il
sentiero inizia accanto al rifugio (15), a destra
per chi ne esce, accanto ad una pozzetta.
La prima metà è assolutamente priva di preoccupazioni; in questo
tratto, tuttavia, più che con un sentiero abbiamo a che fare con una banda di
terreno delineata dai segni bianchi e rossi sugli alberi o sulle pietre: i
segnali sono numerosi, ma la traccia a terra è spesso quasi inesistente, e il
percorso bisogna inventarselo. Una certa attenzione meritano anche i cumuli di
foglie, che impediscono di vedere bene dove mettere i piedi (con il rischio di
scivolare o prendere una storta).
Ad un certo punto (1) il sentiero
diventa più nitido e piega decisamente a sinistra. Si scende in modo leggero, su
un’alternanza di tratti da passeggiata ed altri in cui i ripidi pendii a lato
impongono serietà nel transitare.
Incontrato il 711 primario (2), da
prendere a destra, la pendenza aumenta decisamente, e anche gli accumuli di
foglie negli angoli. Però siamo quasi a valle.
Quando si esce dal bosco (3) si
incontra una strada forestale: andare a destra e fare il guado (normalmente
asciutto), continuando poi sulla stradina. Ci sono molte diramazioni (punti
(4), (5),
(6) e (7)), ma si
risolve tutto semplicemente mantenendo sempre la direzione più “diritta”. In
breve si arriva al passo di Tanamea (8) (850 m
circa), attraversato dalla regionale 646; il luogo è piuttosto piacevole, anche
per una sosta.
Il bar è attualmente chiuso, ma sul fianco dell’edificio, sulla
destra, c’è (almeno c’era) un rubinetto al quale attingere per ripristinare le
scorte d’acqua.
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Ipotesi di Pian dei Ciclamini (collegamento alla scheda sottostante)
Per proseguire il cammino verso Resia si prende la strada in
direzione est (a destra, verso il confine) per circa 400 metri. Appena superato
il ponte sul torrente Rio Bianco (un altro), c’è subito a sinistra
(9) l’attacco del sentiero 739.
Attenzione: non la stradina, ma il sentiero che si arrampica nel
bosco (guardare sempre i segni bianchi e rossi).
Il sentiero 739 è abbastanza ben delineato, e piuttosto facile da
seguire, però è ripido, specialmente nella prima metà, e, purtroppo, ben
tappezzato di foglie: attenti a non scivolare! Si esce dal bosco alla casera
Nischiuarch (attualmente utilizzata come osservatorio faunistico); oltre il
prato (10) comincia una stradina (inizialmente
molto erbosa) che in breve porta alla omonima sella (1215 m)
(11) e discende poi in modo leggero e piacevole
fino alla chiesa di Sant’Anna di Carnizza (13).
Dalla chiesa in poi la strada è asfaltata. Meno di un chilometro
e si è in località Stavoli Gnivizza (dove in estate c’è possibilità di ristoro);
all’incrocio (14) si prosegue diritti e si
raggiunge la sella Carnizza (1099 m).
Il resto è asfalto fino in Val Resia, anche se quello che resta
di una mulattiera consente qualche taglio. Attenzione, però: attacchi e
tracciati non sono né marcati né chiari. Solo per gli intrepidi, il primo
attacco è segnato da un “omino” (a), mentre per il terzo è necessario scavalcare il guardrail
(c).
Il primo centro abitato è Lischiazze (16)
(ma non vi si trova nemmeno un bar, come del resto successivamente, a Gniva).
Superata Lischiazze si arriva al bivio per Gniva (17),
e si sale a destra, su un’erta ripidissima (ma per fortuna breve); una volta in
cima ci si presenta un paesaggio quasi surreale, con le case alternate o
addossate a enormi massi sparpagliati.
Si percorre il paese fino ad arrivare all’incrocio tra le vie
Carnizza e San Floriano (19), dove si trova una
piccola fontana in ferro, verde (vicino ci sono anche molti cassonetti); tra la
fontana e la casa parte la vecchia strada (ormai in erba, e non sempre molto
curata) che in breve porta al fondovalle, uscendo sulla strada asfaltata
(20) a cento metri dal ponte sul torrente Resia
(Ponte Rop) (21).
Si attraversa il ponte e, subito di là, nell’angolo a destra
(22), si prende un sentiero che inizia con degli
scalini e che rapidamente sale fino al municipio di Resia
(23), a Prato. Tutti i possibili alloggi sono nei
paraggi, compresa la foresteria del Parco Prealpi Giulie
(24).
Modifica di tracciato - luglio 2011
(Tratto da Lischiazze a Prato di Resia: lavori stradali)
Nel luglio 2011 il ponte sul torrente Resia (Ponte Rop), che
permette di arrivare al capoluogo della valle, Prato, è stato trovato chiuso per
lavori, e lo sarebbe stato ancora per alcuni mesi. Non si sa se la strada sia
stata riaperta; nel frattempo Prato di Resia dovrà essere raggiunta per un’altra
via.
Arrivati al bivio per Gniva (17),
non si sale a destra ma si prosegue sulla strada principale fino a fondovalle
(w), dove si va a sinistra. La descrizione del
prosieguo è per ora approssimativa, in quanto frutto non di osservazione diretta
ma del racconto di amici pellegrini.
Percorso il ponte, si incontra quasi subito, sulla destra, un
sentiero (x) che porta a San Giorgio, tuttavia
dovrebbe esistere una diramazione a destra che porta nella zona delle scuole,
tra Prato e San Giorgio (y).
Che si sia arrivati a San Giorgio oppure alla scuole, una volta
sulla strada si va a destra e, rispettivamente in due chilometri o in uno, si
raggiunge Prato.
Il percorso originario dovrebbe essere ripristinato per l'estate
2012.
Fine.
Lunghezza: 19,3 km
Dislivello della tappa: salite per circa 530 m; discese per circa 1505 m.
Se si è pernottato a Pian dei Ciclamini:
Lunghezza: 19,3 km
Dislivello della tappa:
salite per circa 600 m; discese per circa 910 m.
Ipotesi di Pian dei
Ciclamini
In caso di necessità, oppure se non si è voluto o potuto
dormire al rifugio A.N.A., va presa seriamente in considerazione l’ipotesi
di farlo a Pian dei Ciclamini, piacevole località a 2,5 km di distanza dal
Passo di Tanamea. Un’enormità, direte; no, se serve e tenuto conto che non
troverete un’alternativa decorosa fino a Prato di Resia (non considerando
quella di fortuna di Nischiuarch).
Per raggiungere Pian dei Ciclamini si utilizza le piste da
sci di fondo.
Scesi dal Gran Monte per il sentiero 711 e usciti dal bosco
(3) si gira subito a sinistra su una traccia
larga anche se non troppo nitida. In fondo alla discesa
(68) si confluisce in una sterrata migliore, e
si prosegue diritti fino al guado (uno dei tanti, ma non ho mai trovato
acqua) sul torrente Mea (67).
La strada prosegue di fronte, e si può utilizzare, però io
consiglio di andare a sinistra, percorrendo un breve tratto del greto del
torrente, palesemente trasformato in strada (ci sono anche segni di
pneumatici). Dopo poche centinaia di metri questa pista piega leggermente a
destra (66), e diventa quasi vera strada
bianca. Poco più in alto, parallela, corre la pista che avevamo lasciato al
guado del torrente Mea. Ancora più in alto, ma vicina, corre la regionale.
Dopo quasi un chilometro e mezzo le due vie confluiscono
(65) in un incrocio complicato (5 strade); per
proseguire bisogna prendere quella avanti a sinistra (“a ore 10”) (oppure
diritti in leggera discesa se si viene dalla via alta).
Si arriva subito a un altro incrocio
(64), e si va diritti; poi si attraversa il greto di un largo rio, si
tira dritto anche al bivio successivo (63), e
in breve si arriva a destinazione.
Si attraversa la regionale (62),
si entra nell’area del complesso e si sale a destra fino a raggiungere il
retro dell’edificio (61), dove funziona una
foresteria del Parco Prealpi Giulie analoga a quella di Prato di Resia. Per
i dati si veda l’apposito file.
Se nel dedalo di stradine ne prendete una diversa da quelle
indicate da me, non preoccupatevi: la non lontana regionale, sulla destra,
vi darà sempre la direzione.
L’indomani mattina, naturalmente si farà la strada al contrario fino al
passo di Tanamea, proseguendo poi sul tracciato normale.
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