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Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è disponibile in un unico file alla pagina Pernottamenti e file utili.

 

Usciti dal rifugio di Dogna (15), si entra diritti tra le case, passando accanto al museo del fitosauro. Arrivati sulla strada di là (1), che si raggiunge con alcuni scalini, si va a sinistra e si percorre il ponte sul fiume Fella, attraversato il quale (2) si prosegue diritti e si inizia a risalire la Val Dogna sulla strada asfaltata.

 

Cartina generale di tappa T09

  023 Dogna - Chiout

  024 Chiout - Spadovai

  025 Spadovai - Grego - Malga Saisera

  026 Malga Saisera - Valbruna

Da segnalare la presenza di quattro gallerie, diluite lungo i 18 chilometri della valle, di cui tre lunghe circa 150 metri, poco o niente illuminate; percontro l’impressione è che non debbano dare problemi.

Per questioni di sicurezza, durante il loro attraversamento conviene tenere in mano una torcia elettrica.

 

Certamente, ci si trova a dover fare oltre 13 chilometri di asfalto (due e mezzo in meno nell’ipotesi di Pleziche), ma le alternative non sono per il momento consigliabili, sia per la struttura sia per le condizioni attuali di tali percorsi.

 

Una di esse è costituita dal sentiero 651, che si prende a Chiout di Puppe, scendendo a destra al primo incrocio (3) (ma non è una vera strada), e che risale l’altro versante della valle. Esso mi è stato sconsigliato dagli abitanti del luogo.

 

Quanto alla possibile variante di Pleziche, essa si percorre deviando da Chiout (7) a destra sulla strada che porta a tale località e proseguendo poi per una mulattiera che esce sulla strada asfaltata alla fine della terza galleria (8).

 

ATTENZIONE: Questa variante è già stata percorsa da alcuni pellegrini, ma per il momento non ci si sente di consigliarla.

Nella parte centrale, infatti, è difficilmente percorribile a causa della vegetazione incolta, mentre nel finale diventa un sentiero brutto e prossimo alla scarpata.

 

Lungo la valle sono molte le borgate attraversate o lambite (Roncheschin, Chiout di Puppe, Chioutzuquin, Chiout, Costa Sacchetto e Mincigos), alle quali bisogna aggiungere Plan dei Spadovai, ma non in tutte si trova acqua.

 

La prima alternativa all’asfalto veramente praticabile inizia qualche centinaio di metri dopo la quarta galleria, con una strada forestale a destra (9) (sulla strada asfaltata, immediatamente dopo, c’è un capitello). Si scende, si guada il torrente e, all’incrocio che si trova subito dopo (10), si va a sinistra su un’altra stradina (è il sentiero 651, che risale quel versante).

Dopo quasi un chilometro e mezzo c’è un bivio (11): il sentiero piega a destra e sale direttamente al rifugio Grego; andando a sinistra, invece, si ripassa il torrente Dogna e ci si ritrova nel piacevole Plan dei Spadovai (a), dove esistono una locanda e un agriturismo. Anche da qui si può salire al Grego, ma fino alla sella Somdogna (c) è asfalto.

 

Su questo tratto di 651 va segnalata la presenza di alcuni passaggi “scomodi”, ed uno in particolare (12) nel quale, pur in più che ragionevole sicurezza, bisogna “mettere giù le mani”. Ma non è una difficoltà tecnica, è solo un tratto (pochi metri) di sentiero eroso dall’acqua. Sempreché nel frattempo non sia stato riparato. Comunque fate attenzione a non scivolare.

 

Modifica di tracciato - luglio 2011

(Tratto da Dogna a Valbruna: sentiero eroso)

 

Notizie indirette parlano di una frana, ma non è stato ancora possibile accertare il fatto. Va detto che un breve tratto del sentiero (pochi metri), in corrispondenza di un passaggio di rio (12), tempo fa risultava piuttosto rovinato, ma non era certo una situazione da destare preoccupazioni.

 

Sopralluogo del 29.10.2011 - E’ stato fatto un sopralluogo per accertare il problema di cui alla precedente segnalazione, riportata in corsivo nel riquadro subito sotto. La questione è seria per quanto riguarda la possibilità di passaggio, anche se non vi sono situazioni di pericolo.

 

Innanzitutto il torrente Dogna ha portato via interamente il tratto di strada (circa 200 metri) che dal Plan dei Spadovai (a) permetteva di raggiungere il sentiero 651 (11), che percorre l’altro lato della valle; tuttavia si passa senza problemi, seppure in modo scomodo. Il problema vero è il rio che confluisce nel Dogna dal lato sinistro proprio in quel punto della valle.

Il percorso attuale di questo rio è costituito da un vero canale largo forse una decina di metri e profondo almeno la metà! Nel punto di attraversamento (y) la forestale che coincide con il 651 è interrotta da questo baratro. Di traverso ci sono due abeti, quasi un ponte alla Indiana Jones, ma non ne consiglio certo l’utilizzo.

 

Si può passare scendendo nel bosco verso valle (a sinistra per chi va verso il Grego) per una cinquantina di metri, fin dove si riesce ad attraversare il greto del rio, e risalendo dall’altra parte; non è difficile ma bisogna un po’ inventarsi il percorso nel bosco (peraltro rado), e non è molto comodo.

Nel tratto successivo vi sono numerosi altri attraversamenti di rio, tra cui quello già trovato rovinato in precedenza, ma i pellegrini ascoltati hanno detto che non c’è alcun problema.

 

Giudizio: La via per il 651 pare tutto sommato praticabile, seppure con gli aggiramenti sopra indicati. Chi vuole un percorso senza pensieri, seppure tutto su asfalto, conviene che percorra l’intera Val Dogna sulla strada fino alla sella Sompdogna, proseguendo poi sulla stradina per il rifugio Grego.

Fine.

 

La salita termina su una sella con un quadrivio di sentieri (13), ma non c’è problema: basta continuare diritti, prendendo la discesa. Dopo essere passati accanto ad un laghetto (ma più che acqua ci sono equiseti), si arriva al rifugio Grego (14). L’ultimissimo tratto è più ripido e scivoloso, ma non c’è alcun pericolo.

 

Il rifugio è gestito, e offre sia ristoro che posti letto.

Dal Grego si scende lungo il sentiero 611 (una vecchia mulattiera arrivava dalla Val Saisera fin qui, ma ormai la sua parte alta è impraticabile); dopo circa un chilometro di discesa si arriva ad un tornante destrorso della suddetta mulattiera, che a questo punto è una vera strada bianca (16).

Si può proseguire ancora sul sentiero, ma forse è meglio cominciare a togliere l’attenzione dalle difficoltà, e riportarla a quello che si fa, prendendo la strada (lunga poco più di un chilometro). In fondo ad aspettarci c’è una piccola cappella con la Vergine. Siamo alla Malga Saisera (17). Le vie che verranno percorse nei prossimi chilometri fanno praticamente tutte parte del complesso delle piste di sci da fondo.

 

Nei primi anni si proseguiva sulla strada, una volta bianca ed ora asfaltata. Ora, però, è preferibile una soluzione diversa. Alla malga, poco più avanti della cappella, sulla destra, si trova una strada bianca indicata come sentiero 616, mentre un cartello indica il rifugio Mazzeni (18). Si entra lì, ma si svolta immediatamente a sinistra, passando subito dietro ad un tabellone; la stradina è in leggera discesa.

Più avanti si incontra (19) un’altra pista, proveniente da destra, dal greto del torrente. Si va a sinistra, si passa a guado un altro ramo del corso d’acqua (20), e si giunge all’incrocio con la precedente versione del Cammino (21).

Si va diritti e si arriva al rifugio (di fondovalle) Montasio, dove si ritrova l’asfalto, e dove recentemente è stato costruito un parcheggio. Appena più avanti si torna sulla strada (22).

 

Dopo soli 300 metri, però, la si lascia e si rientra nel bosco: giusto in corrispondenza della pietra miliare con il km 6, si entra a destra su un largo sentiero (24). 200 metri e si sbuca su una forestale, nel punto ove questa fa curva molto marcata (25): restare sulla sinistra, continuando a tenere sempre la direzione.

Nel tratto che segue si incrocerà anche, sulla destra, alcune strade, la prima delle quali (26) porta al rifugio Pellarini, mentre la successiva (27) conduce a Monte Lussari: è strada militare, che non è il sentiero dei pellegrini, e che non fa parte (per ora, o almeno in questo verso) di questo itinerario.

 

Ancora 500 metri e ce n’è una terza (28), proprio accanto al sovrappasso per mezzo del quale la pista da fondo oltrepassa la strada asfaltata. Immediatamente dopo si arriva alla strada; la si attraversa e si entra proprio di fronte, continuando sulle piste da sci; quando, meno di un chilometro più avanti, la pista si dirige nuovamente in modo deciso verso la strada (29), la si lascia e si sale a sinistra (ma sono solo pochi metri), proseguendo poi diritti e restando sempre sulla sinistra della strada, senza per il momento raggiungerla nonostante i numerosi passaggi.

Unico prezzo da pagare qualche leggerissimo saliscendi e l’attraversamento di un torrente (ma l’acqua corre nei tubi). Subito dopo si passa sul retro del Cimitero Militare Austriaco.

 

Appena più avanti (32) ci si trova ad un altro incrocio di piste: tenersi sulla sinistra, e in ulteriori 300 metri si arriva all’entrata di Valbruna (33). Ancora una volta non si va sulla strada ma si fa un centinaio di metri sulla pista, attraversando poi alla fine di questa (34), ed entrando in paese per la via Alpi Giulie.

 

In ogni caso, anche se in precedenza si sceglie l’asfalto o la pista sulla destra di esso, ci si ritrova sempre al medesimo punto. Percorrendo la via Alpi Giulie si arriva in centro (36).

Valbruna offre quasi tutto, e alla fine del paese c’è anche un negozio di alimentari.

 

 

Lunghezza: 27,1 km

Dislivello della tappa: salite per circa 1085 m; discese per circa 700 m.

 

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Ultimo aggiornamento: lunedì 31 ottobre 2011 14.30.45