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DETTAGLIATE
DOGNA - VALBRUNA
Ricordiamo che tutto il materiale proposto in questa sezione è
disponibile in un unico file alla pagina
Pernottamenti e file utili.
Usciti dal rifugio di Dogna (15), si
entra diritti tra le case, passando accanto al museo del fitosauro. Arrivati
sulla strada di là (1), che si raggiunge con alcuni
scalini, si va a sinistra e si percorre il ponte sul fiume Fella, attraversato
il quale (2) si prosegue diritti e si inizia a
risalire la Val Dogna sulla strada asfaltata.
Da segnalare la presenza di quattro gallerie, diluite lungo i 18
chilometri della valle, di cui tre lunghe circa 150 metri, poco o niente
illuminate; percontro l’impressione è che non debbano dare problemi.
Per questioni di sicurezza, durante il loro attraversamento
conviene tenere in mano una torcia elettrica.
Certamente, ci si trova a dover fare oltre 13 chilometri di
asfalto (due e mezzo in meno nell’ipotesi di Pleziche), ma le alternative non
sono per il momento consigliabili, sia per la struttura sia per le condizioni
attuali di tali percorsi.
Una di esse è costituita dal sentiero 651, che si prende a Chiout
di Puppe, scendendo a destra al primo incrocio (3)
(ma non è una vera strada), e che risale l’altro versante della valle. Esso mi è
stato sconsigliato dagli abitanti del luogo.
Quanto alla possibile variante di Pleziche, essa si percorre
deviando da Chiout (7) a destra sulla strada che
porta a tale località e proseguendo poi per una mulattiera che esce sulla strada
asfaltata alla fine della terza galleria (8).
ATTENZIONE: Questa
variante è già stata percorsa da alcuni pellegrini, ma per il momento non ci si
sente di consigliarla.
Nella parte centrale, infatti, è difficilmente percorribile a
causa della vegetazione incolta, mentre nel finale diventa un sentiero brutto e
prossimo alla scarpata.
Lungo la valle sono molte le borgate attraversate o lambite (Roncheschin,
Chiout di Puppe, Chioutzuquin, Chiout, Costa Sacchetto e Mincigos), alle quali
bisogna aggiungere Plan dei Spadovai, ma non in tutte si trova acqua.
La prima alternativa all’asfalto veramente praticabile inizia
qualche centinaio di metri dopo la quarta galleria, con una strada forestale a
destra (9) (sulla strada asfaltata,
immediatamente dopo, c’è un capitello). Si scende, si guada il torrente e,
all’incrocio che si trova subito dopo (10), si va
a sinistra su un’altra stradina (è il sentiero 651, che risale quel versante).
Dopo quasi un chilometro e mezzo c’è un bivio
(11): il sentiero piega a destra e sale
direttamente al rifugio Grego; andando a sinistra, invece, si ripassa il
torrente Dogna e ci si ritrova nel piacevole Plan dei Spadovai
(a), dove esistono una locanda e un agriturismo.
Anche da qui si può salire al Grego, ma fino alla sella Somdogna
(c) è asfalto.
Su questo tratto di 651 va segnalata la presenza di alcuni
passaggi “scomodi”, ed uno in particolare (12)
nel quale, pur in più che ragionevole sicurezza, bisogna “mettere giù le mani”.
Ma non è una difficoltà tecnica, è solo un tratto (pochi metri) di sentiero
eroso dall’acqua. Sempreché nel frattempo non sia stato riparato. Comunque fate
attenzione a non scivolare.
Modifica di tracciato - luglio 2011
(Tratto da Dogna a Valbruna: sentiero eroso)
Notizie indirette parlano di una frana, ma non è stato ancora
possibile accertare il fatto. Va detto che un breve tratto del sentiero (pochi
metri), in corrispondenza di un passaggio di rio (12),
tempo fa risultava piuttosto rovinato, ma non era certo una situazione da
destare preoccupazioni.
Sopralluogo del
29.10.2011 - E’ stato fatto un sopralluogo per accertare il problema di cui
alla precedente segnalazione, riportata in corsivo nel riquadro subito sotto. La
questione è seria per quanto riguarda la possibilità di passaggio, anche se non
vi sono situazioni di pericolo.
Innanzitutto il
torrente Dogna ha portato via interamente il tratto di strada (circa 200 metri)
che dal Plan dei Spadovai (a) permetteva di
raggiungere il sentiero 651 (11), che percorre
l’altro lato della valle; tuttavia si passa senza problemi, seppure in modo
scomodo. Il problema vero è il rio che confluisce nel Dogna dal lato sinistro
proprio in quel punto della valle.
Il percorso attuale di
questo rio è costituito da un vero canale largo forse una decina di metri e
profondo almeno la metà! Nel punto di attraversamento (y)
la forestale che coincide con il 651 è interrotta da questo baratro. Di traverso
ci sono due abeti, quasi un ponte alla Indiana Jones, ma non ne consiglio certo
l’utilizzo.
Si può passare
scendendo nel bosco verso valle (a sinistra per chi va verso il Grego) per una
cinquantina di metri, fin dove si riesce ad attraversare il greto del rio, e
risalendo dall’altra parte; non è difficile ma bisogna un po’ inventarsi il
percorso nel bosco (peraltro rado), e non è molto comodo.
Nel tratto successivo
vi sono numerosi altri attraversamenti di rio, tra cui quello già trovato
rovinato in precedenza, ma i pellegrini ascoltati hanno detto che non c’è alcun
problema.
Giudizio: La via
per il 651 pare tutto sommato praticabile, seppure con gli aggiramenti sopra
indicati. Chi vuole un percorso senza pensieri, seppure tutto su asfalto,
conviene che percorra l’intera Val Dogna sulla strada fino alla sella Sompdogna,
proseguendo poi sulla stradina per il rifugio Grego.
Fine.
La salita termina su una sella con un quadrivio di sentieri
(13), ma non c’è problema: basta continuare
diritti, prendendo la discesa. Dopo essere passati accanto ad un laghetto (ma
più che acqua ci sono equiseti), si arriva al rifugio Grego
(14). L’ultimissimo tratto è più ripido e
scivoloso, ma non c’è alcun pericolo.
Il rifugio è gestito, e offre sia ristoro che posti letto.
Dal Grego si scende lungo il sentiero 611 (una vecchia mulattiera
arrivava dalla Val Saisera fin qui, ma ormai la sua parte alta è impraticabile);
dopo circa un chilometro di discesa si arriva ad un tornante destrorso della
suddetta mulattiera, che a questo punto è una vera strada bianca
(16).
Si può proseguire ancora sul sentiero, ma forse è meglio
cominciare a togliere l’attenzione dalle difficoltà, e riportarla a quello che
si fa, prendendo la strada (lunga poco più di un chilometro). In fondo ad
aspettarci c’è una piccola cappella con la Vergine. Siamo alla Malga Saisera
(17). Le vie che verranno percorse nei prossimi
chilometri fanno praticamente tutte parte del complesso delle piste di sci da
fondo.
Nei primi anni si proseguiva sulla strada, una volta bianca ed
ora asfaltata. Ora, però, è preferibile una soluzione diversa. Alla malga, poco
più avanti della cappella, sulla destra, si trova una strada bianca indicata
come sentiero 616, mentre un cartello indica il rifugio Mazzeni
(18). Si entra lì, ma si svolta immediatamente a
sinistra, passando subito dietro ad un tabellone; la stradina è in leggera
discesa.
Più avanti si incontra (19)
un’altra pista, proveniente da destra, dal greto del torrente. Si va a sinistra,
si passa a guado un altro ramo del corso d’acqua (20),
e si giunge all’incrocio con la precedente versione del Cammino
(21).
Si va diritti e si arriva al rifugio (di fondovalle) Montasio,
dove si ritrova l’asfalto, e dove recentemente è stato costruito un parcheggio.
Appena più avanti si torna sulla strada (22).
Dopo soli 300 metri, però, la si lascia e si rientra nel bosco:
giusto in corrispondenza della pietra miliare con il km 6, si entra a destra su
un largo sentiero (24). 200 metri e si sbuca su
una forestale, nel punto ove questa fa curva molto marcata
(25): restare sulla sinistra, continuando a
tenere sempre la direzione.
Nel tratto che segue si incrocerà anche, sulla destra, alcune
strade, la prima delle quali (26) porta al
rifugio Pellarini, mentre la successiva (27)
conduce a Monte Lussari: è strada militare, che non è il sentiero dei
pellegrini, e che non fa parte (per ora, o almeno in questo verso) di questo
itinerario.
Ancora 500 metri e ce n’è una terza (28),
proprio accanto al sovrappasso per mezzo del quale la pista da fondo oltrepassa
la strada asfaltata. Immediatamente dopo si arriva alla strada; la si attraversa
e si entra proprio di fronte, continuando sulle piste da sci; quando, meno di un
chilometro più avanti, la pista si dirige nuovamente in modo deciso verso la
strada (29), la si lascia e si sale a sinistra
(ma sono solo pochi metri), proseguendo poi diritti e restando sempre sulla
sinistra della strada, senza per il momento raggiungerla nonostante i numerosi
passaggi.
Unico prezzo da pagare qualche leggerissimo saliscendi e
l’attraversamento di un torrente (ma l’acqua corre nei tubi). Subito dopo si
passa sul retro del Cimitero Militare Austriaco.
Appena più avanti (32) ci si trova
ad un altro incrocio di piste: tenersi sulla sinistra, e in ulteriori 300 metri
si arriva all’entrata di Valbruna (33). Ancora
una volta non si va sulla strada ma si fa un centinaio di metri sulla pista,
attraversando poi alla fine di questa (34), ed
entrando in paese per la via Alpi Giulie.
In ogni caso, anche se in precedenza si sceglie l’asfalto o la
pista sulla destra di esso, ci si ritrova sempre al medesimo punto. Percorrendo
la via Alpi Giulie si arriva in centro (36).
Valbruna offre quasi tutto, e alla fine del paese c’è anche un
negozio di alimentari.
Lunghezza: 27,1 km
Dislivello della tappa: salite per circa 1085 m; discese
per circa 700 m. |